venerdì 8 aprile 2016

Un mare di amore

Non tutte le battaglie si combattono con le armi. E per armi, intendo l'artiglieria da guerra, quella pesante. Ci sono battaglie però che non possono essere combattute con una pistola, un fucile, un cannone. Spesso ci vuole qualcos'altro, qualcosa di più forte: le parole, il coraggio, l'amore. Le forme d'amore sono tante, innumerevoli, impossibili da quantificare.
C'è l'amore per la famiglia, l'amore per il compagno o la compagna, e poi ci sono i sogni e gli ideali. "Cosa sono gli ideali?", direte. Nemmeno io so cosa sia un'ideale. Sono nata in un periodo storico in cui non ci hanno mai insegnato il significato di questo sentimento.
Perché lo chiamo sentimento e non "parola"? Perché se, "l'amore ci conduce alla morte", ed è il sentimento più forte che ogni essere umano abbia mai provato almeno una volta nella sua vita, l'altro sentimento per cui si è disposti a dare tutto, è un ideale.
Quando ero bambina, io e mio nonno mangiavamo le arance dopo pranzo. Mio nonno mi ha insegnato a sbucciare un'arancia e poi mi ha insegnato la storia. Ancora oggi mi racconta sempre piccoli frammenti della sua vita, e alcuni li racconta di nuovo dimenticandosi di averli già raccontati prima, ma a me non importa: mi piace guardare i suoi occhi persi nei suoi ricordi, nella nostalgia di quei tempi, e quel sorriso sul suo viso che è così sottile da esser quasi invisibile. Lentamente, ripercorre il lungo viale della sua vita, fino ad arrivare a me, a quella sua innocente nipote che non conosce nulla di quel che lui ha visto e che, purtroppo, sembra esser destinata a non poterlo rivivere.
Nei racconti di mio nonno, ci sono le strade semi deserte, gli amici nelle piazze, le bici, i film in bianco e nero. Nei racconti di mio nonno, ci sono le passeggiate sotto il balcone della stanza di mia nonna, gli sguardi rubati, gli amori segreti. E poi c'è l'Italia. Dell'Italia mio nonno non ne parla molto, e quando lo fa, diventa triste.

Accende una sigaretta, accende la tv, e mi dice : "Ormai, sono anziano. Mi restano pochi giorni da vivere, e tutto questo un giorno, sarà nelle tue mani, e nelle mani dei tuoi coetanei, e dei tuoi figli, e dei tuoi nipoti. E mi chiedo, cosa vi abbiamo lasciato."
"Nave senza nocchiero in gran tempesta", la descrisse così Dante Alighieri, l'Italia, nel suo Canto VI del Purgatorio. Quando dico "Italia", all'estero, loro mi guardano e dicono: "Pizza, mandolino, mafia". Come se Michelangelo, Da Vinci, Petrarca o Dante -per citarne alcuni- non fossero mai esistiti. Come se Roma, Torino, Firenze, Verona non le avessero mai visitate. Quando diciamo Italia, all'estero, abbassiamo gli occhi, distogliamo lo sguardo, sorridiamo imbarazzati, scrolliamo le spalle, come se fosse una maledizione, dalla quale non possiamo liberarci in alcun modo. Perché? Mi chiedo. Ho vent'anni, non mi ricordo l'Italia prima, e forse non è differente da quella in cui sono nata e cresciuta io.
L'ho girata tutta l'Italia, e spesso mi sono ritrovata a guardare le strade, la gente, assaggiarne i sapori, leggere i giornali e vedo la mia  Patria come un'immensa luce inglobata dentro ad un tunnel dal quale non riesce ad emergere e si spegne sempre, sempre di più fino a sgretolarsi davanti ai nostri occhi. Per "nostri" intendo gli occhi di noi giovani, quelli "che se ne vanno, perché l'Italia non ce la farà mai", quelli che l'inno nazionale non lo cantano dalla recita alle elementari, che il 2 giugno è un giorno come un altro, che il 25 aprile sembra un ottimo giorno per una scampagnata.
Poi ci sono io, che quando dico "Italia" alzo la testa, sorrido, e mi ricordo di tutti coloro che hanno amato questo paese, come lo amo anche io, e forse pochi -troppo pochi- lo amano quanto me. Chi ha amato davvero questo paese ci ha lasciato la vita. L'Italia è quella cosa che più la ami più ti ammazza, però a prescindere di quanto faccia male, non puoi lasciarla andare. E forse, quando penso di voltarle le spalle penso a chi è morto per poter continuare a farci esclamare a gran voce " Sono Italiano" e torno indietro. L'Italia è il punto che accomuna quei sentimenti, tanto forti, prima citati: l'amore, e gli ideali. La immagino mentre ci guarda dall'alto, la nostra Patria, a guardare quei suoi figli che sembrano non averla mai amata. Si chiede cosa le manca, e perché non le siano grati per aver dato loro l'arte, la letteratura, la musica, i grandi artisti, i letterati, la migliore cucina. È il paradiso che non ci accorgiamo di vivere, il sogno che abbiamo trasformato in un incubo. Piero Gobetti, politico e giornalista italiano, in una delle sue opere più celebri "La Rivoluzione Liberale" scrisse: " In pratica le cose in Italia non cambiano mai, cambiano i nomi e le occasioni della storia, ma, in definitiva, i nostri mali e i nostri vizi rimangono sempre desolatamente uguali." In Italia però, non sono le cose a non cambiare mai. Sono gli italiani. Tengono in mano la cittadinanza italiana e non sanno valorizzarla, insomma come se avessero un Ferrari e lo tenessero in garage. Se c'è un altro modo per combattere una battaglia, insieme alle parole e alle armi, è una tessera elettorale. La guardo, la mia tessera elettorale, sembra solo un pezzo di carta da riempire di timbri finché non si esauriscono gli spazi. Spesso, si pensa che il modo migliore per far fronte ai problemi sia scappare, così si pensa quando si vota: l'astenersi, come segno di protesta. Astenersi da un diritto, lentamente fa morire il diritto stesso e lo distrugge. La sovranità (Principi Fondamentali, Art.1 della Costituzione Italiana) appartiene al popolo. Siamo noi a decidere le sorti del nostro Stato e nessun altro. Un voto, può far la differenza. A conclusione di questo articolo, vi starete chiedendo il motivo per cui ho deciso di dedicare alla mia amata Italia il mio primo post in questo piccolo spazio nel mondo virtuale; domenica 17 aprile, ancora una volta i cittadini italiani sono chiamati ad esprimere il loro parere al Referendum abrogativo per le Trivellazioni in mare. Cosa sono le Trivelle? Sono delle piattaforme utili ad estrarre gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. Gli italiani quindi dovranno decidere se abrogare la norma che permette non solo di ottenere le concessioni, ma di continuare ad ottenerle fino a quando il giacimento non sarà del tutto esaurito. C'è una cosa importante dell'Italia da sottolineare: non importa in quale regione si vive, se si lavora, se le strade sono piene di buche, se la politica ci distrugge. Ovunque, ogni italiano, sente l'odore del mare pur vivendovi lontano. L'Italia, ci regala ancora qualcos'altro e sono le acque meravigliose che circondano il nostro stivale, quelle acque in cui non smetteremo di nuotare, che non smetteremo di fotografare, da cui continueremo ancora a vedere il sole sorgere. Investire piuttosto sulle energie rinnovabili potrebbe salvare non solo l'Italia, ma il mondo e l'intero ecosistema dai disastri ambientali.
Domenica, vai a votare e vota sì.
Se nel tuo cuore, almeno un po' ti senti italiano, un italiano vive in mare e per il mare. Salva il tuo mare, salva il tuo diritto e la tua sovranità.